Assonime, nel Caso 9/2025 pubblicato il 13 novembre 2025, analizza la recente sentenza della Corte di Giustizia dell’UE (4 settembre 2025, causa C‑413/23) sul tema della pseudonimizzazione dei dati personali. La Corte ha stabilito che i dati pseudonimizzati mantengono la natura di dato personale solo se i destinatari del trattamento possono ragionevolmente ricondurli a un individuo, anche tramite incroci con altre informazioni. In caso contrario, tali dati possono essere considerati anonimi e quindi esclusi dall’ambito della normativa sulla protezione dei dati. Assonime sottolinea l’importanza di questa interpretazione, che valorizza le circostanze concrete e riconosce come, a determinate condizioni, la pseudonimizzazione possa produrre effetti equivalenti all’anonimizzazione. La valutazione delle probabilità di identificabilità diventa così centrale per stabilire il regime giuridico applicabile e può favorire una maggiore circolazione dei dati nelle attività d’impresa.
Tutela penale dell’ambiente: via libera dal CDM al decreto di attuazione UE
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che attua la direttiva (UE) 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente, aggiornando il quadro europeo del 2008‑2009. Il testo recepisce i pareri parlamentari e rafforza il Sistema di...


