La Corte di giustizia UE, con sentenza del 21 aprile 2026 nella causa C‑769/22, accoglie integralmente il ricorso della Commissione contro l’Ungheria, dichiarando illegittima la legge del 2021 che limita la rappresentazione o promozione di identità non cisgender e orientamenti non eterosessuali. Le modifiche costituiscono restrizioni alla libertà di fornire e ricevere servizi e violano il divieto di discriminazione sancito dalla Carta, poiché presuppongono che tali identità siano intrinsecamente dannose per i minori. La Corte rileva gravi ingerenze nella vita privata, nella libertà di espressione e nella dignità umana, evidenziando l’effetto stigmatizzante della normativa. Per la prima volta in un ricorso diretto, constata una violazione autonoma dell’articolo 2 TUE, poiché la legge compromette i valori fondativi dell’Unione.
Servizi postali: Amazon svolge funzioni soggette ad autorizzazione nazionale
Nelle conclusioni del 9 luglio 2026 nelle cause riunite C‑535/25 e C‑536/25, l’Avvocato generale ritiene che le tre società del gruppo Amazon operanti in Italia svolgano attività riconducibili alle diverse fasi del servizio postale e che, pertanto, l’obbligo di...


