Dal rapporto INPS 2026 si rileva il fenomeno crescente dei pensionati che continuano a lavorare e che al pensionamento segue spesso in questi casi (9 volte su 10) un periodo ulteriore di lavoro alle dipendenze del medesimo datore, con il quale si era conclusa la (prima fase della) carriera lavorativa. Il dato è interessante e merita un commento anche dal punto di vista della disciplina positiva, poiché in passato era previsto un divieto assoluto di cumulare pensione e reddito da lavoro (almeno per il settore privato); divieto che è però progressivamente venuto meno, ammettendosi la possibilità di un reimpiego, a determinate condizioni. Ma serve una precisa indicazione legislativa o amministrativa: sarebbe bene sapere se davvero nulla impedisca al pensionato, dopo la risoluzione del rapporto necessaria per avere accesso al pensionamento, di riprendere a svolgere attività di lavoro (subordinato, parasubordinato o autonomo), anche a beneficio dell’ex datore, o se viceversa, per evitare poi contestazioni a posteriori, è necessario un certo intervallo temporale (quale?) o una modifica (e in che termini?) dell’attività espletata.
Bonus stabilizzazione rapporti di lavoro: quali sono i requisiti da rispettare per ottenerlo
Dal 1° agosto 2026 si apre la finestra temporale entro cui le trasformazioni dei rapporti a termine in rapporti a tempo indeterminato possono beneficiare dell'esonero contributivo totale previsto dall'art. 4 del decreto Lavoro 2026 (D.L. n. 62/2026). Con il messaggio...


