L’idea che l’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale possa costituire, di per sé, il presupposto giuridico di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo è una delle formule che più frequentemente circolano nel dibattito pubblico corrente. Una formula suggestiva, ma giuridicamente impropria. Ciò che rileva, nel diritto del lavoro, è il nesso causale che deve intercorrere tra una scelta organizzativa dell’impresa e la soppressione del posto di lavoro. In questo quadro l’AI può certamente entrare in gioco, non come causa autonoma del licenziamento, ma come uno degli elementi fattuali che contribuiscono a ridefinire l’assetto organizzativo dell’impresa. L’innovazione tecnologica può cambiare il modo in cui le imprese producono, organizzano il lavoro e gestiscono le competenze. Ma non modifica – almeno per ora – l’architettura giuridica del licenziamento economico. Le tecnologie cambiano, i principi restano. E forse è proprio in questo equilibrio tra cambiamento e continuità che si gioca la vera sfida del diritto del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale.
Nuovi assunti: gestione TFR nei primi 60 giorni
Con il messaggio n. 2325 del 2026, l'INPS fornisce le prime istruzioni operative in merito alla gestione del trattamento di fine rapporto nell'ambito del nuovo sistema di adesione automatica alla previdenza complementare dei lavoratori dipendenti del settore privato...


