La Corte di Giustizia UE, con la sentenza del 16 aprile 2026 (causa C-519/24), ha stabilito che la normativa di uno Stato membro non può neutralizzare l’effetto compensativo delle quote di emissione CO2 assegnate gratuitamente. Il caso nasce dal ricorso della società Nitrogénművek contro un’imposta istituita dall’Ungheria nel 2023, che colpiva gli operatori beneficiari di assegnazioni gratuite nel contesto della crisi bellica in Ucraina. La Corte ha chiarito che, sebbene gli Stati possano adottare misure fiscali, queste non devono pregiudicare gli obiettivi della Direttiva EU ETS. Un’imposta che elimina il valore economico delle quote gratuite vanifica gli incentivi a investire nella riduzione dei gas serra e compromette la competitività industriale, rischiando la “rilocalizzazione delle emissioni”. Spetterà ora al giudice nazionale verificare se l’imposta ungherese abbia effettivamente annullato tali benefici, ponendosi in contrasto con il diritto dell’Unione.
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