La Corte di giustizia UE, nella sentenza C‑590/24 del 22 gennaio 2026, ha stabilito che l’art. 49 della Carta e il principio di certezza del diritto non impediscono una normativa nazionale che vieta l’iscrizione di una società nel registro dei partner pubblici quando il soggetto autorizzato non è imparziale per legami personali o patrimoniali, anche senza criteri ulteriori, purché la responsabilità penale sia prevedibile in modo chiaro. La Corte ha inoltre ritenuto compatibile una sanzione pecuniaria pari al vantaggio economico ottenuto, anche senza parametri espliciti, se ricavabili tramite interpretazione giuridica ordinaria. Ha invece dichiarato contrario all’art. 49 un sistema che impone automaticamente un’ammenda pari al vantaggio economico senza valutare le circostanze della violazione. È invece conforme una sanzione entro una forbice minima‑massima, se l’autorità considera natura, gravità, modalità e conseguenze dell’infrazione.
Come cambiano il diritto di recesso dei soci e lo statuto con la riforma del TUF 2026
La riforma del TUF attuata dal D.Lgs. n. 47/2026 ha introdotto un regime speciale per le società di “nuova quotazione” e le PMI che prevede la semplificazione dei quorum per le modifiche statutarie e la sterilizzazione del diritto di recesso speculativo. Con le...


