La parte più innovativa del decreto 1° maggio 2026 riguarda le disposizioni relative al “salario giusto” che, almeno in apparenza, sono dettate per individuare le condizioni in presenza delle quali è possibile poter godere dei vantaggi contributivi, ma che, in effetti, finiscono per costituire una sostanziale attuazione, più che dell’art. 36 della Costituzione, di quelle altre disposizioni dedicate all’efficacia generale del contratto collettivo (art. 39, commi 2-4, Cost.). Infatti, il D.L. n. 62/2026, piuttosto che individuare un salario minimo, sia pure articolato in relazione ai livelli di professionalità dei lavoratori, sembra istituire un sistema di relazioni sindacali, fortemente centralizzato rispetto al passato recente, ma che si riannoda però alla legislazione della fine del secolo scorso, che era stata in buona parte smantellata al fine di favorire il libero dispiegarsi della concorrenza fra le imprese. Un ritorno al passato, insomma, forse anche vantaggioso per le organizzazioni sindacali più grandi, ma davvero suscettibile di trovare concreta attuazione, date le modifiche degli ultimi venti anni?
Decreto PNRR e norma salva-cantieri: quali sono gli effetti per imprese e lavoratori
La legge di conversione del decreto PNRR (legge n. 50/2026, di conversione del D.L. n. 19/2026) ha introdotto la norma “salva-cantieri”. Si tratta di una disposizione che recante un’interessante novità in tema di solidarietà per retribuzioni, contributi assistenziali...


