L’idea che l’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale possa costituire, di per sé, il presupposto giuridico di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo è una delle formule che più frequentemente circolano nel dibattito pubblico corrente. Una formula suggestiva, ma giuridicamente impropria. Ciò che rileva, nel diritto del lavoro, è il nesso causale che deve intercorrere tra una scelta organizzativa dell’impresa e la soppressione del posto di lavoro. In questo quadro l’AI può certamente entrare in gioco, non come causa autonoma del licenziamento, ma come uno degli elementi fattuali che contribuiscono a ridefinire l’assetto organizzativo dell’impresa. L’innovazione tecnologica può cambiare il modo in cui le imprese producono, organizzano il lavoro e gestiscono le competenze. Ma non modifica – almeno per ora – l’architettura giuridica del licenziamento economico. Le tecnologie cambiano, i principi restano. E forse è proprio in questo equilibrio tra cambiamento e continuità che si gioca la vera sfida del diritto del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale.
Disabilità intellettive e lavoro: l’analisi dei Consulenti del lavoro
La ricerca realizzata da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e Anffas Nazionale evidenzia le difficoltà di accesso al lavoro delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, sottolineando la debolezza dei servizi pubblici di collocamento...


