L’esito del referendum popolare del 21 e del 22 marzo 2026 non deve indurre a trascurare i problemi della giustizia, in particolare, quelli che incidono negativamente sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Si tratta di problemi che investono sia le magistrature di merito, che la Cassazione nelle sue diverse Sezioni. Non di rado, purtroppo, i procedimenti penali non vengono condotti con l’indispensabile approfondimento o nei tempi necessari per scongiurare la prescrizione dei reati. Con il dirompente risultato che si diffonde tra le imprese, e tra gli stessi lavoratori: l’idea che le leggi sulla sicurezza ci sono, ma possono essere violate impunemente. Né valgono a porre rimedio le tante Procure della Repubblica istituite nel nostro Paese, ciascuna con una ristretta area territoriale di operatività, e per giunta raramente provviste di specializzazione sulla materia. E continua a restare largamente insoddisfatta un’ulteriore esigenza, quella di svolgere finalmente in tutto il territorio nazionale azioni sistematiche e organiche di prevenzione in ordine ai problemi che maggiormente insidiano la vita e la salute dei lavoratori. Ed ecco perché pur dopo il referendum dovremmo creare le premesse anche istituzionali per un’applicazione sistematica del decreto attuativo della Direttiva (Ue) 2023/2668 in tutti i luoghi di lavoro.
Contratti di solidarietà: recupero sgravio contributivo
L’INPS, con il messaggio n. 2758 del 2026, fornisce le istruzioni per la fruizione dello sgravio contributivo connesso ai contratti di solidarietà accompagnati da CIGS, finanziato con le risorse stanziate per il 2024. Sono interessate le imprese individuate...


