La Corte di giustizia UE, con sentenza del 21 aprile 2026 nella causa C‑769/22, accoglie integralmente il ricorso della Commissione contro l’Ungheria, dichiarando illegittima la legge del 2021 che limita la rappresentazione o promozione di identità non cisgender e orientamenti non eterosessuali. Le modifiche costituiscono restrizioni alla libertà di fornire e ricevere servizi e violano il divieto di discriminazione sancito dalla Carta, poiché presuppongono che tali identità siano intrinsecamente dannose per i minori. La Corte rileva gravi ingerenze nella vita privata, nella libertà di espressione e nella dignità umana, evidenziando l’effetto stigmatizzante della normativa. Per la prima volta in un ricorso diretto, constata una violazione autonoma dell’articolo 2 TUE, poiché la legge compromette i valori fondativi dell’Unione.
Marchi: stop all’uso politico dei segni notori senza giustificazione
Nella sentenza dell’8 settembre 2026 alla causa C-298/23 la Corte di giustizia UE rileva che, per determinare se detto l’uso dei marchi notori IKEA da parte di un partito politico che ha presentato pubblicamente un programma concernente la riforma della politica di...


