La Corte costituzionale, con la sentenza n. 52 del 2026, ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità relative al sistema di rivalutazione delle pensioni “a blocchi”, introdotto in via derogatoria per gli anni 2023 e 2024. Pur riconoscendo che tale meccanismo può determinare effetti di appiattimento e minore crescita degli assegni rispetto al sistema “per fasce”, la Corte ritiene tali effetti limitati e non idonei a violare i principi di proporzionalità, adeguatezza e sufficienza di cui agli artt. 36 e 38 Cost. La scelta legislativa è considerata espressione di discrezionalità, giustificata da esigenze di finanza pubblica e dal contesto economico caratterizzato da elevata inflazione. Viene inoltre esclusa la violazione del principio di uguaglianza ex art. 3 Cost., in quanto le differenze tra trattamenti risultano solo marginalmente incise.
Agenti cancerogeni e tossici: da UE nuovi limiti di esposizione
Pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 30 ottobre 2026 la direttiva (UE) 2026/2450, che modifica la disciplina sulla protezione dei lavoratori dall’esposizione ad agenti cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche per la riproduzione. Introdotti...

