Dal rapporto INPS 2026 si rileva il fenomeno crescente dei pensionati che continuano a lavorare e che al pensionamento segue spesso in questi casi (9 volte su 10) un periodo ulteriore di lavoro alle dipendenze del medesimo datore, con il quale si era conclusa la (prima fase della) carriera lavorativa. Il dato è interessante e merita un commento anche dal punto di vista della disciplina positiva, poiché in passato era previsto un divieto assoluto di cumulare pensione e reddito da lavoro (almeno per il settore privato); divieto che è però progressivamente venuto meno, ammettendosi la possibilità di un reimpiego, a determinate condizioni. Ma serve una precisa indicazione legislativa o amministrativa: sarebbe bene sapere se davvero nulla impedisca al pensionato, dopo la risoluzione del rapporto necessaria per avere accesso al pensionamento, di riprendere a svolgere attività di lavoro (subordinato, parasubordinato o autonomo), anche a beneficio dell’ex datore, o se viceversa, per evitare poi contestazioni a posteriori, è necessario un certo intervallo temporale (quale?) o una modifica (e in che termini?) dell’attività espletata.
Legge di Bilancio 2027: tutte le novità per lavoro, famiglie e pensioni
Detassazione degli aumenti derivanti da rinnovi contrattuali e per gli incrementi di reddito dei giovani che lavorano, esonero contributivo per le assunzioni di donne di qualsiasi età e di giovani under 35, nonché potenziamento dei congedi parentali. Sono alcune delle...

