L’intelligenza artificiale è ormai entrata stabilmente nei contesti lavorativi di grandi e piccole imprese, ridefinendo in profondità dinamiche organizzative e processi decisionali e rivoluzionando anche gli stessi strumenti di lavoro. La legge n. 132/2025 è un primo passo verso una regolazione nazionale dell’IA nel lavoro, ma al momento è più una dichiarazione di intenti che un impianto operativo. Pertanto, la sua concreta efficacia dipenderà dai futuri decreti attuativi, dai meccanismi di enforcement e, non da ultimo, dalla capacità degli attori coinvolti – pubblici e privati – di tradurre i principi in prassi virtuose. I principi etici si stanno delineando nel dibattito, ma mancano presìdi giuridici che restituiscano effettività alla regolazione. In questo scenario, il compito di dare corpo e significato alla legge spetterà, come spesso accade, all’interprete: giuslavoristi, sindacati, imprese, giudici saranno chiamati a riempire di contenuti una cornice ancora incompleta. Senza questo sforzo, il rischio è quello di un impianto normativo fragile, che si sovrappone a regole esistenti senza integrarle realmente, moltiplicando le incertezze applicative.
Nuovo modello TFR3 per l’accesso alla previdenza complementare: cosa contiene e come si compila
Il nuovo modello TFR3, reso disponibile dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con il decreto interministeriale 4 settembre 2026, completa il quadro operativo della riforma della previdenza complementare introdotta dalla legge di Bilancio 2026 (legge n....


