Con la sentenza del 13 novembre 2025 (causa C‑499/23), la Corte di Giustizia dell’UE ha accolto il ricorso della Commissione e dichiarato l’inadempimento dell’Ungheria. Le misure adottate dall’Ungheria sui materiali da costruzione sono state giudicate restrizioni equivalenti a divieti di esportazione, in quanto introducono obblighi amministrativi aggiuntivi, sanzioni, ritardi nelle consegne e, in caso di prelazione statale, impediscono definitivamente le transazioni. La Corte ha respinto le giustificazioni dell’Ungheria, ritenendo non dimostrata una minaccia grave per la collettività e quindi non legittima l’invocazione della pubblica sicurezza. Inoltre, tali misure violano la competenza esclusiva dell’UE in materia di politica commerciale comune. La Corte ha infine rilevato che l’Ungheria non ha rispettato la procedura di informazione prevista per le regolamentazioni tecniche, adottando le misure senza notificare la Commissione e prima della scadenza del periodo di sospensione.
Adottato un nuovo quadro UE per proteggere il mercato dell’acciaio dal 2026
Il 9n giugno 2026, il Consiglio Europeo ha introdotto un nuovo quadro permanente per proteggere il mercato dell’acciaio dagli effetti della sovraccapacità globale, sostituendo dal 1º luglio 2026 la misura di salvaguardia in scadenza. Il regolamento rientra nel Piano...


