La Corte di Giustizia UE, nella sentenza del 12 maggio 2026 alla causa C-797/23 ha dichiarato che il diritto a un’equa remunerazione per gli editori è compatibile con il diritto dell’Unione, a condizione che tale remunerazione costituisca il corrispettivo economico dell’autorizzazione all’utilizzo online delle loro pubblicazioni. Gli editori devono, inoltre, poter rifiutare tale autorizzazione o concederla a titolo gratuito. Peraltro, non può essere richiesto alcun pagamento ai prestatori che non utilizzano tali pubblicazioni. Gli obblighi imposti ai prestatori di avviare trattative con gli editori, senza limitare la visibilità dei contenuti durante tale periodo, e di fornire i dati necessari per il calcolo della remunerazione, pur limitando la libertà d’impresa, appaiono giustificati, in quanto contribuiscono agli obiettivi del diritto dell’Unione di garantire il buon funzionamento e l’equità del mercato per il diritto d’autore e di consentire agli editori di recuperare i propri investimenti. Secondo la Corte, siffatti obblighi, che rafforzano la tutela degli editori, consentono di instaurare un giusto equilibrio tra la libertà d’impresa, da un lato, e il diritto di proprietà intellettuale, nonché il diritto alla libertà e al pluralismo dei media, dall’altro.
Esdebitazione su istanza di parte: la Corte Costituzionale chiarisce i limiti applicativi
La Corte costituzionale con la sentenza numero 74, depositata il 12 maggio 2026, nell’ambito di una procedura di liquidazione giudiziale, ha dichiarato che l’esdebitazione, su istanza di parte, «contestualmente alla pronuncia del decreto di chiusura della procedura»...


