Letta correttamente, l’autovalutazione del rischio nello studio professionale è molto più di un obbligo periodico. È la base di lavoro del referente per le segnalazioni di operazioni sospette; è il presupposto di una formazione mirata sulle aree effettivamente più esposte e di controlli interni; è, in definitiva, uno strumento di organizzazione, perché dice allo studio dove concentrare attenzione, tempo e risorse. Tenere viva l’autovalutazione, raccordandola alle procedure dello studio, non serve soltanto a superare un controllo: è ciò che consente al professionista di dimostrare di aver agito con diligenza e di tutelarsi. Per questo il lavoro non si chiude con la scadenza del 27 maggio. Comincia da lì.
Regime ”a realizzo controllato”: la valutazione antiabuso
Con la risposta a interpello n. 155 del 7 agosto 2026, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in relazione all'interpello antiabuso con riferimento all'applicazione del regime ''a realizzo controllato'' (ex articolo 177, comma 2, del TUIR) al Conferimento, in ragione...


