Letta correttamente, l’autovalutazione del rischio nello studio professionale è molto più di un obbligo periodico. È la base di lavoro del referente per le segnalazioni di operazioni sospette; è il presupposto di una formazione mirata sulle aree effettivamente più esposte e di controlli interni; è, in definitiva, uno strumento di organizzazione, perché dice allo studio dove concentrare attenzione, tempo e risorse. Tenere viva l’autovalutazione, raccordandola alle procedure dello studio, non serve soltanto a superare un controllo: è ciò che consente al professionista di dimostrare di aver agito con diligenza e di tutelarsi. Per questo il lavoro non si chiude con la scadenza del 27 maggio. Comincia da lì.
Remissione del debito tra imposta sulle donazioni e registro: quale applicare?
Individuare le modalità di applicazione delle imposte indirette alla remissione del debito è piuttosto complesso. Tale incertezza nasce dalla variabilità della causa civilistica dell’atto, che può essere liberale o gratuita per fini commerciali, e, quindi, dalla...


