La Corte costituzionale, con la sentenza n. 52 del 2026, ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità relative al sistema di rivalutazione delle pensioni “a blocchi”, introdotto in via derogatoria per gli anni 2023 e 2024. Pur riconoscendo che tale meccanismo può determinare effetti di appiattimento e minore crescita degli assegni rispetto al sistema “per fasce”, la Corte ritiene tali effetti limitati e non idonei a violare i principi di proporzionalità, adeguatezza e sufficienza di cui agli artt. 36 e 38 Cost. La scelta legislativa è considerata espressione di discrezionalità, giustificata da esigenze di finanza pubblica e dal contesto economico caratterizzato da elevata inflazione. Viene inoltre esclusa la violazione del principio di uguaglianza ex art. 3 Cost., in quanto le differenze tra trattamenti risultano solo marginalmente incise.
Nuovi assunti: gestione TFR nei primi 60 giorni
Con il messaggio n. 2325 del 2026, l'INPS fornisce le prime istruzioni operative in merito alla gestione del trattamento di fine rapporto nell'ambito del nuovo sistema di adesione automatica alla previdenza complementare dei lavoratori dipendenti del settore privato...


