La tassa sui pacchi introdotta dalla legge di Bilancio 2026 presenta criticità sul piano economico e giuridico. Sotto il primo profilo, il contributo sta influenzando le scelte logistiche degli operatori (incentivati a immettere le merci in altri Stati membri dove il contributo non è previsto). Giuridicamente, il carattere generalizzato e forfettario del contributo nazionale rischia di tradursi in una misura con effetti analoghi a quelli di un dazio doganale, ponendosi potenzialmente in contrasto col TFUE e la logica stessa dell’unione doganale. Senza dimenticare il rischio di una duplicazione dei prelievi gravanti sulle medesime operazioni di importazione, con criticità evidenti di proporzionalità e certezza del diritto, quando (dal 1° luglio 2026) scatterà l’applicazione del prelievo aggiuntivo di 3 euro previsto a livello unionale.
Il credito del Gruppo IVA non può essere ceduto al consolidato fiscale
Con la risposta a interpello n. 88 del 2026, l’Agenzia delle Entrate ha escluso la possibilità di trasferire il credito IVA dal Gruppo IVA al consolidato fiscale nazionale. Una interpretazione rigorosa del principio di identità soggettiva che conduce all’assimilazione...


