Il diritto tributario è un po’ come la “Bella di Torriglia, che tutti la vogliono e nessuno la piglia”. Al diritto tributario, e anche al diritto in generale, oggi si pretende di far fare solo cose praticamente sbagliate, sulla base del fatto che l’interesse pubblico è far pagare più possibile le tasse per ragioni di giustizia. Allora se l’Agenzia delle Entrate è il gatto che deve prendere i topi, il giudice non è un Gatto mammone, il gatto coi superpoteri, ma il custode della casa, che deve controllare che i gatti facciano il loro lavoro, nell’interesse del padrone, la collettività. La Costituzione, che stranamente è strattonata e trascinata al centro del dibattito ovunque, insegna che non esiste un interesse fiscale, ma l’articolo 53 Cost. per cui bisogna pagare il tributo giusto, per una causa giusta, che attui in modo proporzionato gli obiettivi giusti e democraticamente condivisi. Sinceri difensori della Costituzione cercansi, astenersi perditempo (e maghi).
Pubblicità e sponsorizzazioni: le regole per il corretto inquadramento fiscale
Il Festival di Sanremo, con un giro di affari stimato in oltre 300 milioni di euro, di cui 52 per sponsorizzazioni e brand partnership (è quanto emerge da un report del Centro studi di Unimpresa), offre lo spunto per tornare sul tema della corretta identificazione...


