Sono poche le novità relative alle pensioni e alla disciplina del rapporto di lavoro contenute nella legge di Bilancio, che, salvo eccezioni, si limita alla proroga e al rifinanziamento, spesso per il solo 2023, di misure già adottate negli anni passati. La novità più importante è il ritorno per i settori del turismo e dell’agricoltura del lavoro a chiamata tramite voucher, con una serie di modifiche che sembrano promettere un rilancio di questa forma particolare di lavoro. Qualcosa di positivo c’è: si prevede, almeno per il lavoro agricolo, che il datore di lavoro debba provvedere prima dell’inizio della prestazione a trasmettere al competente centro per l’impiego la comunicazione obbligatoria prevista per l’insaturazione del rapporto di lavoro. Ma sarebbe auspicabile che si precisino i termini di quest’obbligo (che la norma non chiarisce sino in fondo), per dissipare ogni dubbio sul fatto che la riforma è finalizzata a far emergere il lavoro nero.
Il momento della pensione si sposta sempre più avanti: ma perché?
La legge di Bilancio 2026 ha previsto che, per accedere alla pensione di vecchiaia, i lavoratori dovranno attendere, dal 1° gennaio 2027, i 67 anni ed un 1 di età (salvo uscite anticipate) e dal 2028, i 67 anni e 3 mesi di età. Paradossalmente è una notizia...

