Con la sentenza del 13 novembre 2025 (causa C‑499/23), la Corte di Giustizia dell’UE ha accolto il ricorso della Commissione e dichiarato l’inadempimento dell’Ungheria. Le misure adottate dall’Ungheria sui materiali da costruzione sono state giudicate restrizioni equivalenti a divieti di esportazione, in quanto introducono obblighi amministrativi aggiuntivi, sanzioni, ritardi nelle consegne e, in caso di prelazione statale, impediscono definitivamente le transazioni. La Corte ha respinto le giustificazioni dell’Ungheria, ritenendo non dimostrata una minaccia grave per la collettività e quindi non legittima l’invocazione della pubblica sicurezza. Inoltre, tali misure violano la competenza esclusiva dell’UE in materia di politica commerciale comune. La Corte ha infine rilevato che l’Ungheria non ha rispettato la procedura di informazione prevista per le regolamentazioni tecniche, adottando le misure senza notificare la Commissione e prima della scadenza del periodo di sospensione.
Registro imprese: aggiornate le specifiche tecniche
Con il decreto 18 febbraio 2026 del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio sono state approvate le modifiche alle specifiche tecniche relative al registro imprese di cui al decreto ministeriale 18 ottobre...


