Secondo i primi dati, la seconda stagione del concordato preventivo biennale ha raccolto un numero molto modesto di adesioni: solo il 2,5% dei soggetti ISA (55.000 contribuenti su una platea di circa 2,2 milioni) ha aderito al CPB 2025/2026, in netto calo rispetto al (pur non entusiasmante) 14,8% del biennio precedente. La domanda è lecita: quanto è utile uno strumento come il concordato, applicato da un numero molto modesto di contribuenti? Ancora di più se si considerano i controlli che potrebbero interessare, paradossalmente, quei contribuenti (tendenzialmente sono i più affidabili) che dopo aver aderito al CPB ne dovessero decadere.
Trust: tassazione in entrata su opzione anche per le imposte ipo-catastali
L’art. 13 del correttivo Omnibus modifica l’art. 4-bis del D.Lgs. n. 346/1990, norma che ha introdotto una disciplina normativa ad hoc in materia di tassazione dell’atto di dotazione dei trust o dei vincoli di destinazione. Per i trasferimenti che includono beni...


