Per il professionista che opera in autonomia, senza un rapporto di lavoro subordinato o una collaborazione assimilata, i costi relativi ai buoni pasto risultano deducibili nel limite del 75% entro il 2% del fatturato annuo, mentre l’IVA resta interamente detraibile. Le agevolazioni riconosciute in caso di lavoro subordinato o collaborazione non si estendono al libero professionista puro. Operativamente, si possono però presentare diverse criticità, soprattutto nei casi dubbi o di confine. Ad esempio, l’utilizzo dei buoni pasto al di fuori dell’orario lavorativo o la cessione a terzi possono determinare la perdita del requisito di inerenza della spesa rispetto all’attività professionale, con conseguente perdita della deducibilità fiscale del costo. In assenza di una disciplina tributaria specifica per i professionisti, l’Agenzia delle Entrate potrebbe contestare la deducibilità in caso di utilizzo dei buoni non conforme alle finalità lavorative o di documentazione incompleta, con la conseguente ripresa a tassazione delle somme dedotte.
Rimborso IVA annuale in scadenza al 30 aprile 2026: come gestire il credito
Il 30 aprile 2026 rappresenta il termine ultimo per la presentazione della dichiarazione IVA annuale e, contestualmente, per richiedere il rimborso del credito IVA maturato nell’anno 2025. Oltre alla verifica dei presupposti sostanziali previsti dall’art. 30 del...


