L’ultimo aggiornamento della black list UE (con l’entrata di due nuovi Paesi, Isole Turks e Caicos e Vietnam, e la fuoriuscita di Figi, Samoa e Trinidad e Tobago) è l’occasione per ricordare gli impatti negativi che la lista può avere sull’operatività delle imprese aperte ai mercati internazionali, che per l’acquisto di beni e servizi si avvalgono anche di fornitori ubicati in paesi non collaborativi, atteso che il TUIR pone alcuni specifici vincoli e verifiche per la deducibilità dei relativi costi. Ciò impone alle imprese, in sede di determinazione delle imposte dell’esercizio da indicare nell’approvando bilancio d’esercizio, di operare una puntuale verifica di eventuali transazioni poste in essere con i fornitori stabiliti in Paesi black listed.
Riforma degli ETS con impatti poco significativi ai fini IVA
Con la circolare n. 1/E del 2026, l’Agenzia delle Entrate ha fornito numerosi chiarimenti sulla riforma degli enti del Terzo settore, a conclusione della fase di consultazione pubblica. La riforma non modifica i presupposti generali previsti dal decreto IVA, ma...


