La prestazione pensionistica minima garantita ai lavoratori con periodi assicurativi maturati in più Stati membri non può essere inferiore a quella riconosciuta, a parità di situazione personale e di carriera assicurativa, a chi ha lavorato esclusivamente nello Stato di residenza. È quanto sostiene l’Avvocata generale della Corte di giustizia UE nelle conclusioni relative alla causa C-397/25. Ai fini dell’art. 58 del Regolamento n. 883/2004, possono inoltre costituire «prestazioni minime» anche i limiti pensionistici nazionali che assicurano un trattamento superiore a quello risultante dai soli periodi contributivi, indipendentemente dal fatto che siano espressione di solidarietà sociale e che il loro importo vari in funzione delle caratteristiche dell’assicurato. Una soglia più bassa riservata alle carriere transfrontaliere contrasterebbe, secondo l’Avvocata generale, con le regole UE sul coordinamento previdenziale, sulla totalizzazione dei periodi e sulla parità di trattamento.
Premio di fine anno o rimborso di bollette, affitto o rate di mutuo: cosa conviene di più
In vista della fine dell’anno, il datore di lavoro può scegliere se riconoscere ai dipendenti un premio monetario oppure erogare fringe benefit sotto forma di rimborso delle utenze domestiche, dell’affitto o degli interessi sul mutuo della prima casa. Le due soluzioni...

