Il potere direttivo e organizzativo previsto dalla legge in capo al datore di lavoro dà la possibilità a quest’ultimo di trasferire il lavoratore in un’altra sede. Questa scelta deve essere motivata da ragioni di carattere tecnico, organizzativo e produttivo. Ulteriori limiti e condizioni sono stabiliti da alcune leggi speciali e dai contratti collettivi di settore. Secondo la giurisprudenza, poi, affinché il trasferimento sia legittimo, è necessario che il datore dimostri: l’inutilità del dipendente nella sede di provenienza, la serietà delle ragioni della decisione, la necessità della presenza del dipendente, con la sua professionalità, nella sede di destinazione. Come occorre comunicare il trasferimento? Qual è il trattamento retributivo del lavoratore trasferito? Ma, soprattutto, quali conseguenze per il datore in caso di trasferimento illegittimo?
Datori di lavoro agricolo: nel 2026 risparmio INAIL del 4,74%
La circolare INPS n. 43/2026 ha definito ufficialmente le aliquote contributive applicabili dai datori di lavoro agricolo per il 2026, con un’importante riduzione del premio INAIL. Il decreto Sicurezza (D.L. n. 159/2025, convertito in L. n. 198/2025), ha infatti...


