Con la sentenza resa nella causa C-747/22 del 7 maggio 2026, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che il requisito della residenza decennale previsto dalla normativa italiana per l’accesso al reddito di cittadinanza costituisce una discriminazione indiretta nei confronti dei beneficiari di protezione internazionale. Secondo la Corte, il reddito di cittadinanza rientra sia tra le misure di accesso all’occupazione sia tra le prestazioni sociali essenziali soggette al principio di parità di trattamento previsto dalla direttiva 2011/95/UE. Pur essendo formalmente applicato a tutti i richiedenti, il requisito dei dieci anni di residenza incide in misura prevalente sui cittadini stranieri beneficiari di protezione internazionale e non può essere giustificato da esigenze amministrative o finanziarie dello Stato membro.
Trasparenza retributiva ed obblighi informativi: cosa cambia prima e durante il rapporto di lavoro
Il decreto legislativo sulla trasparenza retributiva (D.Lgs. n. 96/2026), in vigore dal 7 giugno 2026, introduce specifici obblighi informativi già prima dell’avvio del rapporto di lavoro. In particolare, il provvedimento prevede che i candidati devono essere...


