La Corte di Giustizia UE, con la sentenza C‑301/25 del 30 aprile 2026, ha chiarito l’ambito applicativo della disciplina sulle pratiche commerciali sleali nel settore alimentare, nell’ambito della controversia tra Lidl Italia e AGCM relativa alla commercializzazione di pasta di semola. La Corte ha stabilito che la direttiva 2005/29/CE non impedisce agli Stati membri di sanzionare, sulla base della normativa nazionale di recepimento, un comportamento che costituisce pratica commerciale ingannevole, anche quando tale condotta viola contemporaneamente l’articolo 7 del regolamento (UE) 1169/2011 sulle informazioni al consumatore. In sostanza, le due normative operano in modo complementare: un’impresa può essere sanzionata per pratica sleale anche se la stessa condotta integra un’informazione alimentare ingannevole. La decisione conferma la piena coesistenza dei due regimi e la possibilità per gli Stati membri di intervenire cumulativamente per tutelare i consumatori.
Destinazione d’uso: la Corte costituzionale boccia la legge toscana
Con la sentenza n. 61 del 30 aprile 2026, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della legge della Regione Toscana n. 51/2025 nella parte relativa ai mutamenti di destinazione d’uso degli immobili, ritenendo la disciplina regionale non conforme ai...


