Nel nuovo diritto della crisi d’impresa, la fiscalità dei piani di ristrutturazione gioca un ruolo decisivo: può rendere sostenibile un’operazione di risanamento oppure comprometterne la fattibilità economica. Sopravvenienze attive da riduzione dei debiti, rinunce dei soci ai crediti, conversioni del debito in equity o strumenti partecipativi: ogni scelta negoziale ha un riflesso diretto sul reddito imponibile del debitore e sulle perdite deducibili in capo ai creditori. La progettazione fiscale del piano di ristrutturazione non è, dunque, un accessorio della struttura negoziale, ma una componente strutturale dell’operazione. Al centro del sistema restano i due pilastri del TUIR: l’art. 88 sulle sopravvenienze attive e l’art. 101 sulle perdite su crediti.
Trust: tassazione in ingresso su opzione anche senza imposte di successione e donazione
L’opzione per la tassazione in ingresso di cui all’art. 4-bis, comma 3, del D.Lgs. n. 346/1990 è consentita anche nel caso in cui, per effetto del mancato superamento delle franchigie previste dagli articoli 7 e 56 del TUSD, non sia dovuto alcun versamento a titolo di...

