Nelle conclusioni del 1° ottobre 2026 nella causa C-12/25, l’avvocato generale della Corte di Giustizia UE ha affermato che il diritto alla cancellazione previsto dal GDPR può, in linea di principio, applicarsi ai dati personali contenuti nei registri battesimali. Il registro è infatti qualificabile come archivio strutturato di dati personali e rientra nell’ambito di applicazione del regolamento. In caso di opposizione al trattamento da parte dell’interessato, la Chiesa può continuare a conservare i dati solo dimostrando l’esistenza di motivi legittimi cogenti, da valutare attraverso un bilanciamento concreto tra autonomia e libertà religiosa, da un lato, e diritti alla vita privata, alla protezione dei dati e all’autodeterminazione dell’interessato, dall’altro. Qualora tale trattamento non sia giustificato, la mera barratura dei dati mantenuti leggibili non integra una cancellazione ai sensi del GDPR, essendo invece necessario renderli non più identificabili o facilmente identificabili.
Riforma della normazione europea: tra gli obiettivi regole più rapide e maggiore spazio alle PMI
Presentato dalla Commissione Europea una proposta di revisione del sistema europeo di normazione con l’obiettivo di renderlo più rapido, inclusivo e coerente con le priorità strategiche dell’Unione. Le nuove misure intendono accelerare l’elaborazione degli standard,...


